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PONTIFICIO ATENEO S. ANSELMO

Aventino colle sconosciuto.
Incontri culturali aventinesi

Roma - L’antico Aventino alla luce dei vecchi e nuovi rinvenimenti. (prima parte) La tradizione letteraria lega l’Aventino alla leggenda della fondazione di Roma, identificandolo come il luogo ove Remo prese gli auspici, in contrapposizione con la scelta del Palatino operata da Romolo. Luogo boscoso e popolato di animali viene ricordato come isolato dagli altri colli e difficilmente accessibile. Incluso all’interno del Pomerio solo durante il principato di Claudio (fonte Svetonio) già in età regia era sede di numerosi culti fra i quali il tempio federale di Diana, la cui fondazione viene fatta risalire a Servio Tullio. Con la lex Icilia de Aventino Pubblicando l’intero colle venne dichiarato ager publicus e la sua terra venne distribuita alla plebe perché vi costruisse le proprie case (cfr. Livio). Quasi nulla rimane di questi primi insediamenti obliterati dalla massiccia edificazione realizzata in età imperiale, quando il colle sembra essere stato occupato per lo più da grandi residenze private (domus) e da impianti termali posti a soddisfare una crescente richiesta. Il progressivo abbandono dell’area e l’inserimento degli edifici religiosi diede avvio ad una vocazione agricola del colle la quale resistette anche all'espansione edilizia degli ultimi decenni dell'800 ed ebbe fine nel 1920 con il progetto del "piano urbanistico di lottizzazione" con cui si procedette all’edificazione dell’area centrale che, benché frutto di un intervento regolamentato, avvenne in realtà senza alcun controllo.
La moderna ricerca archeologica in rari casi ha potuto procedere ad accertamenti su ampie aree dovendo accontentarsi perlopiù di sporadici e frammentari rinvenimenti che non rendono giustizia al lusso e all’importanza degli antichi edifici di cui conservano la memoria. La ricomposizione di questi “frammenti” e la loro esatta collocazione in questo grande “puzzle” sia topografico che cronologico è attualmente uno degli obiettivi che si è posta la Soprintendenza Archeologica di Roma avviando una campagna di ricognizione e documentazione dei resti già noti da tempo associandoli alle nuove emergenze archeologiche a volte frutto di rinvenimenti casuali. E’ questo il caso dei resti dell’edificio emerso durante i lavori Italgas di via del Tempio di Diana, il quale è in stretta connessione con quanto si conserva all’interno del Ristorante Apuleius e del limitrofo condominio.
Un secondo obiettivo è rendere più visibile e conosciuto il contesto archeologico aventinese che ancora si conserva, facilitando la fruibilità e la comprensione dei complessi archeologici monumentalizzati, come nel caso del Mitreo di Santa Prisca, oggetto negli anni recenti di adeguamenti ai moderni paramentri di musealizzazione

ncontri culturali aventinesi

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I° - 27 ottobre 2006 L’antico Aventino alla luce dei vecchi e nuovi rinvenimenti (prima parte)

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