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PONTIFICIO
ATENEO S. ANSELMO
Il senso teologico dell’anno liturgico
Simposio del Pontificio Istituto Liturgico
in onore del Prof. P. Matias Augé, C.F.M.
«La santa madre Chiesa considera suo dovere celebrare l’opera salvifica del suo sposo divino mediante una commemorazione sacra, in giorni determinati nel corso dell’anno» (Sacrosanctum Concilium, 102).
La possibilità di una lettura teologica dell’anno liturgico, come presenza sacramentale di Cristo nello spazio e nel tempo della Chiesa, è stata l’oggetto di studio e di ricerca del Prof. P. Matias Augé, nei suoi quarant’anni di insegnamento al Pontificio Istituto Liturgico, dell’Ateneo S. Anselmo in Roma. Quarant’anni che mercoledì 28 maggio sono stati coronati con la sua nomina a Professore Onorario, e una pubblica lectio magistralis del Prof. Augé, a conclusione della sua lunga carriera accademica.
Il simposio è stato introdotto dal saluto del Preside dell’Istituto, P. Juan Javier Flores Arcas, OSB, che ha voluto ricordare a sommi capi le tappe della carriera di P. Augé: il suo indefettibile servizio allo studio serio e scientifico delle fonti liturgiche, in un “laboratorio” teologico, inteso secondo la mens dei padri fondatori del Pontificio Istituto Liturgico, in ossequio al Magistero del Sommo Pontefice e fedele alla roccia della Chiesa, che nella liturgia trova il suo culmine e la sua fonte di vita.
Al saluto del Preside hanno fatto corona l’intervento di Mons. Crispino Valenziano, anch’egli attualmente docente onorario e per lunghi anni collega e testimone, insieme a P. Augé, degli entusiasmi del Concilio e della sua successiva riforma liturgica, e di P. Corrado Maggioni, insegnante al PIL e officiale presso la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. P. Maggioni ha ripercorso nel suo intervento alcuni spunti, che P. Augé ha sviluppato nei suoi studi, in merito alla memoria della Madre di Dio nella celebrazione dei misteri di Cristo, sottolineando come la spiritualità mariana si fondi radicalmente sulla spiritualità liturgica e viceversa, proprio in virtù dello stretto legame che associa Maria al mistero della redenzione e alla vita della Chiesa. Lo stesso Concilio ci ricorda infatti che «nella celebrazione del ciclo annuale dei misteri di Cristo, la santa Chiesa venera con speciale amore la beata Maria Madre di Dio, congiunta indissolubilmente con l’opera salvifica del Figlio suo; in Maria ammira ed esalta il frutto più eccelso della redenzione e contempla con gioia, come in un’immagine purissima, ciò che essa tutto desidera e spera di essere» (Sacrosanctum Concilium, 103). I contenuti dell’Anno liturgico dell’odierno Rito romano danno grande spazio ad una mariologia liturgica, non solo limitata alle feste mariane presenti nel calendario, ma facendo trasparire come trasversale la presenza di Maria a tutto il mistero di Cristo, come risulta evidente dai formulari liturgici dell’Avvento e del Natale. Con e come Maria la Chiesa crede, spera, ama, celebra e vive il mistero di Cristo, verso la piena partecipazione del Regno dei cieli.
Dopo un intervallo musicale, P. Augé ha inaugurato la sua lectio magistralis, a partire da una domanda, un quesito accademico che lascia già intravedere le possibilità di risposta, almeno per chi abitualmente conosce la logica con cui P. Augé espone i suoi trattati: L’anno liturgico è un’entità teologica? Esiste? E, se esiste, qual è il suo più intimo senso teologico? Non si tratta di una domanda ad effetto, ma di una questione fondamentale nonché di una certa attualità. La stessa espressione “Anno liturgico” affonda infatti le proprie radici in epoche abbastanza recenti, spesso anche in ambienti esterni al Cattolicesimo, spesso usata anche in senso improprio, col tentativo di riversare in questo concetto tutto il dramma dell’efficientismo dell’uomo moderno, del suo meccanicismo economico, che porta sovente a vivere il tempo come soffocante e inesorabile trascorrere delle nostre attività umane. Il tempo liturgico trascende il tempo dell’uomo, tanto da collocarlo nell’indispensabile requisito per l’accadere della storia della salvezza, ordita da Dio nello spazio e nel tempo del suo popolo.
P. Augé ha ripercorso le diverse tappe dell’evoluzione della riflessione teologica sull’Anno liturgico, soffermandosi particolarmente su come le intuizioni della fase classica del Movimento liturgico siano state suffragate dall’alto magistero di Papa Pio XII, nella sua enciclica Mediator Dei del 1947, che definirà l’Anno liturgico come “Cristo stesso presente nella sua Chiesa”. L’illuminato Pontefice ebbe il merito di aprire il cuore della Chiesa a questo “passaggio dello Spirito”, operante nei divini misteri che ciclicamente la Chiesa celebra durante l’anno.
Tra gli autori su cui si fonda particolarmente il pensiero di P. Augé figura, soprattutto per la sua riscoperta della teologia dei misteri, il monaco benedettino Odo Casel. Già prima della Seconda Guerra Mondiale, Casel affermava che il mistero di Cristo/mistero pasquale è rivissuto, tutto intero, in ogni Anno liturgico, che è il tempo sacramentale in cui la Chiesa celebra l’opera salvifica di Cristo presente oggi e qui. L’Anno ecclesiale, come lo chiama Casel, coincide e si identifica solo esternamente, nella sua durata, con l’anno civile; in realtà, però, lo trascende e lo rende eterno nel suo contenuto spirituale, che è perenne in quanto sfugge alle leggi del tempo storico. Nella successione ciclica dei tempi e delle celebrazioni liturgiche si anticipa sacramentalmente l’eternità, la pienezza in Dio. “L’Anno ecclesiale è il mistero di Cristo”, così sintetizza Casel in una frase tipica del suo genio teologico.
L’Anno liturgico è un’entità teologica. Si può arrivare con razionale certezza a questa affermazione poggiandosi su tre pilastri: il consolidarsi del discorso teologico, negli ultimi decenni, in merito alla categoria di “storia della salvezza”, la rivalutazione della cristologia dei “Misteri di Cristo”, la riscoperta e la rivalorizzazione dei linguaggi, verbali e non verbali, adoperati dalla liturgia.
L’anno liturgico è primariamente festa memoriale, anamnesi (cf. SC, n. 102). Questo esclude contemporaneamente un’interpretazione puramente storicizzante, sotto forma di una riproposizione della vita di Gesù o di un ricordo puramente psicologico della sua azione. Se la celebrazione cristiana ha una configurazione memoriale in riferimento all’evento fondante, ha anche una configurazione epicletica in riferimento allo Spirito, che lo rinnova pienamente nello spazio di creatività della comunità credente e del singolo che vi partecipa. L’epiclesi quindi protegge l’anamnesi dal fraintendimento di essere un ricordo puramente umano. All’inizio l’anamnesi delle preghiere eucaristiche si condensava nella “memoria mortis”. Un processo di espansione posteriore ha frammentato il mistero nelle sue diverse fasi storiche. Questo processo di evoluzione progressiva rispetto al contenuto dell’anamnesi è simile al processo di sdoppiamento, che è all’origine del formarsi e dello strutturarsi dell’Anno liturgico. L’Anno liturgico è la struttura portante dell’intero mistero del culto cristiano.
Come ci ricorda papa Benedetto XVI all’inizio della sua enciclica Deus caritas est: «All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva» (n. 1). Questo incontro, per il cristiano, avviene primariamente e fontalmente nella liturgia, essendo ripresentazione sacramentale di Cristo e di tutta la storia della salvezza; dato che determina, in maniera convincente, come l’Anno liturgico possa dirsi capace di un suo statuto e di una lettura teologica.
L’Anno liturgico ci offre una visione del tempo che diventa particolarmente attuale, nel senso che corrisponde in qualche modo alle esigenze degli uomini d’oggi. Già il marxismo, ma anche il cosiddetto tempo del mercante e molte delle altre concezioni attuali del tempo, hanno avvertito l’esigenza di realizzare la sintesi tra il tempo cosmico e il tempo del progetto. L’Anno liturgico è uno strumento atto a realizzare tale sintesi. Il tempo dell’Anno liturgico è il tempo che rivela le origini, il senso e il valore della storia dell’uomo, in quanto ne indica il centro e la determinazione finale: Cristo Gesù morto e risorto. L’Anno liturgico esprime una coscienza qualitativa del tempo, prima ancora che una sua struttura organizzativa; esso esprime una vera teologia.
Don Enrico Grassini |
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