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PONTIFICIO
ATENEO S. ANSELMO
Seminario di Studio
"Sacrosantum Concilium"
Punti di arrivo e di partenza |
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a cura di Silvana Stalteri 
ROMA - “La gioia di veder presto venire Cristo è una delle note dominanti dell’Avvento. Abbiamo fiducia, perché quelli che aspettano Gesù non saranno con confusi”. Parole di buon auspicio, queste, pronunciate dal preside del Pontificio Istituto Liturgico dell’Ateneo S. Anselmo, P. Juan Javier Fllores, OSB, in occasione della commemorazione annuale della promulgazione della Costituzione Liturgica Sacrosanctum Concilium del Concilio Vaticano II approvata il 4 Dicembre 1963. La riflessione che il Seminario di studio ha voluto offrire quest’anno ai presenti, sia essi docenti, ma soprattutto agli studenti dell’Ateneo si è orientata sui punti di arrivo e di partenza. Dopo la preghiera iniziale presieduta a S.E. Mons. Piero Marini i relatori invitati hanno affrontato l’aura e affascinante questione.
A presentare una rilettura della storia del movimento liturgico, per scoprire se e come esso sia stato un movimento di spiritualità, P. Matias Augè, CMF, nel suo intervento, faceva notare quanto il movimento liturgico sia un fenomeno ecclesiale, nonché storico – culturale, segnalando i vari momenti che hanno segnato il cammino di presa di coscienza del tema. Per un fenomeno di rigetto di fronte all’aggressività della cultura illuministica, si sviluppa nel corso del XIX secolo, un clima di religiosità devozionale, si diffonde un’esperienza contemplativa che crea una reazione di preoccupazione di congiungere la pratica contemplativa alla sensibilità liturgica, considerata capace di integrare in un rapporto nuovo interiorità ed esteriorità, soggetto e mediazione. Si veniva a constatare che la vita cristiana trovava il suo fondamento e il suo alimento, molto di più nelle devozioni che nella celebrazione liturgica. Nelle varie tappe che hanno segnato il movimento liturgico, il prof. Augè non ha mancato di citare il contributo sostanziale di coloro che si sono cimentati in questo percorso, come Beauduin, Pio XI e Pio XII, Marsili, Guardini, Casel. Si arriva alla riflessione che il movimento liturgico aveva bisogno di un approfondimento teologico sulla natura della liturgia, in particolare sulla dimensione cristologica ed ecclesiologica. La spiritualità liturgica è l’esperienza del Dio di Gesù Cristo, realizzata e caratterizzata dalle mediazioni liturgiche. La partecipazione dei fedeli alla liturgia è compresa come intimo contatto dell’anima con il senso della celebrazione; il concetto di partecipazione dei fedeli è essenzialmente legato non al rito, ma allo stato d’animo; così si potrà continuare a vivere una spiritualità nutrita dalle proprie devozioni, eseguite nella cornice del rito compiuto dal ministro ordinato. Non viene percepito pienamente il valore della mediazione del rito di cui parlerà poi la Sacrosanctum Concilium, con la nota espressione per Ritus et Preces. L’esigenza pastorale della partecipazione deriva dall’istanza veritativa teologica che si compirà nel suo pieno significato, solo quando la liturgia sarà concepita di nuovo per quello che sarebbe essenzialmente, il mistero di Cristo e della Chiesa. “Tematiche queste di vasto spessore che sono ben lontane dalla pretesa di essere esaustive”, è quanto afferma con semplicità P. Giuseppe Midili, O. Carm. aprendo il suo intervento, alla luce di quanto è stato detto nella fase storica. Quale dunque i risultati raggiunti dalla pubblicazione della Sacrosanctum Concilium e quali le prospettive rimangono ancora aperte e che costituiscono la meta del terzo millennio? Il prof. Midili, nel suo intervento, pone in una visione sinottica, delle due Costituzioni, SC e LG, per cogliere una lettura più ampia tra eucaristia e liturgia: il desiderio di recuperare la forma originaria della liturgia cristiana, liberandola da quegli elementi che non rispondono all’intima natura della liturgia, oppure non sono più idonee ad esprimere chiaramente ciò che significa una partecipazione dei fedeli, piena, attiva e comunitaria. (SC. n. 21); il deposito fidei, immutabile, riceve una interpretazione pianificante dall’esperienza celebrativa e i fedeli arrivano a comprendere la Chiesa, celebrando al liturgia. Tutte le situazioni di vita dell’uomo sono offerta gradita al Padre e vengono presentate a Lui nell’Eucaristia (LG. 34). Il merito della Costituzione liturgica, non si può esaurire nella proposta di riforma della dimensione celebrativa, ma si stende a tutta l’opera conciliare. La Sacrosanctum Concilium, ha tra i meriti più alti, quello di aver restituito vitalità alla liturgia; essa descrive e determina la Chiesa nel suo svilupparsi.
Sulla riforma liturgica e il genuino spirito della liturgia, si è soffermato Mons. Giuseppe Butani. La sua riflessione pone in evidenza quanto il senso della riforma sia stato quello di restituire le forme rituali alla nuova identità costitutiva della partecipazione di tutti e, di operare affinché tali forme potessero risplendere come autentiche forme di vita. La vita della Chiesa è intrinsecamente unita alla liturgia (SC n. 7); ne viene fuori quindi che la liturgia è parte integrante della rivelazione, che non è nell’ordine del concetto, ma del contatto. Il soggetto principale del rito è il Dio di Gesù Cristo operante nella comunità. Nel rito l’uomo non agisce a partire da se stesso e neppure solo con se stesso, ma a partire da ciò che provenendo da altrove si rivolge a lui, gli offre un posto; in questo modo la liturgia acquista il valore del contatto, sia in ordine alla dimensione dogmatica, quanto in ordine alla dimensione spirituale. Oggi la questione liturgica si pone come questione rituale; la ricchezza dei contenuti teologici delle preghiere, ossia il saper vivere ritualmente affinché ci sia l’atto della preghiera; lasciarsi plasmare dal dinamismo degli atti costitutivi. Busani cogliendo il senso dell’effetto immediato del rito, fa riferimento alla via estetica del rito (SC n. 30), che non si limita a conoscere l’evento che dà senso alla vita, ma consegna sensibilmente l’evento che è vita. Il rito non è fatto per aggiungere nozioni, ma per suscitare l’emozione su un legame che non viene meno.
A conclusione di tutto ciò, non possiamo che trarre una ulteriore ricchezza per una crescita sempre viva, dentro un contesto esperienziale dove l’agire è lasciato all’azione del Mistero stesso.
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