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Incontri culturali Aventinesi
Secondo ciclo

23 novembre 2007, Romolo Augusto Staccioli - ore 21.00
(Sapienza – Università di Roma)

Le mura regie e le mura repubblicane
Se si prescinde dalle notizie «leggendarie» circa un muro che avrebbe circondato la città romulea sul Palatino e dalla menzione di alcune porte che in esso si aprivano (appartenenti forse a un’antichissima fortificazione autonoma del colle), le fonti letterarie attribuiscono la più antica cinta muraria di Roma all’età dei Tarquini (secolo VI a.C.) e più precisamente al re Servio Tullio (ma con probabile inizio già sotto Tarquinio Prisco). Di queste mura, delle quali non s’ha ragione di dubitare, non esiste però alcuna testimonianza archeologica sicura, anche se è possibile riferire a un’età non lontana da quella che la stessa tradizione assegna al regno di Servio (578-535 a.C.), e comunque anteriormente al IV sec. a.C., pochi resti di mura costruiti in piccoli blocchi di squadrati di tufo tenero (o «cappellaccio») che si trovano sul Campidoglio, sul Quirinale e sul Viminale.
La prima cinta muraria certa, e in ogni caso la più antica della quale restino avanzi cospicui e molteplici (al punto da consentire la soddisfacente «ricostruzione» di un percorso unitario e completo, almeno in linea di massima), è quella che fu costruita in età repubblicana nella prima metà del secolo IV a.C., dopo l’incendio gallico (390 a.C.) e con l’uso pressoché esclusivo di un tipo di tufo proveniente dalle cave dette di Grotta Oscura che, essendo in territorio dell’etrusca Veio, i Romani poterono evidentemente utilizzare soltanto dopo la conquista di quella città avvenuta nel 396 a.C.
Dopo questa cinta di mura – che è quella ai cui resti viene comunemente ma impropriamente dato nella letteratura e nell’uso corrente il nome di «mura serviane» – giacché un tempo tali si riteneva che fossero) – la città ebbe nuove mura solamente in età imperiale avanzata.
da: R.A. Staccioli, Guida di Roma antica. Itinerari archeologici tra mura fori templi acquedotti e altri monumenti dell’Urbe, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 1986, pp. 25-26

Romolo Augusto Staccioli.
Socio corrispondente dell’Istituto Nazionale di Studi Romani dal 1972 e Membro Ordinario dello stesso Istituto dal 1995, è “già” docente di Etruscologia e Antichità Italiche e titolare dell’insegnamento di Epigrafia Italica nell’Università di Roma La Sapienza. Autore di numerosissime pubblicazioni scientifiche concernenti soprattutto la civiltà etrusca e l’arte di Roma antica (tra le quali citiamo almeno: La civiltà di Roma – Il “mistero” della lingua etrusca – Il Museo della Civiltà Romana – Pompei: vita pubblica di un’antica città – Come riconoscere l’arte etrusca – Gli Etruschi: mito e realtà – Roma entro le mura – Il Lazio settentrionale – Storia e civiltà degli Etruschi – Guida di Roma antica – Vivere a Roma duemila anni fa – Manifesti elettorali dell’antica Pompei – Roma di ieri e di oggi – Gli Etruschi – Le terme di Roma antica), ha largamente collaborato, sul piano pubblicistico, alla divulgazione delle conoscenze archeologiche. Membro di numerose accademie ed istituti scientifici (Pontificia Accademia Romana di Archeologia – Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria – Istituto Italiano di studi etruschi ed italici) e membro di numerose redazioni di riviste archeologiche (tra le quali Archeologia classica, Scienze dell’Antichità, Archeo), ha partecipato e diretto numerose campagne di scavi archeologici in Italia e all’estero. Convinto assertore della partecipazione dei cittadini all’opera di tutela e di valorizzazione del patrimonio storico-archeologico italiano, è stato fondatore e a lungo presidente nazionale dell’Archeoclub di Italia.

foto: Pietro del Massaio

Ingresso libero
Gli incontri si terranno presso il
Pontificio Ateneo S. Anselmo
Piazza dei Cavalieri di Malta, 5
00153 Roma

 

 
  Per informazioni rivolgersi a:
        Ufficio Relazioni Pubbliche
        Pontificio Ateneo s. Anselmo
        Piazza Cavalieri di Malta, 5 00153 - Roma
        tel./fax: +39 06 57 91 410
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