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La difesa di Roma in età tardoantica e altomedievale
   
 

Incontri culturali Aventinesi
Secondo ciclo

29 febbraio 2008, Angela Esposito - ore 21.00
(Sapienza - Università di Roma)
La difesa di Roma in età tardoantica e altomedievale

Roma ha dovuto sopportare minacce nel periodo tardoantico e sostenere attacchi militari in quello altomedievale aventi, come principale teatro, il territorio esterno alle mura della città.
Quelle mura, costruite su iniziativa dell’imperatore Aureliano (271 d.C.), rafforzate e fatte rialzare da Stilicone (402 d.C.), hanno opposto una valida difesa ed hanno rappresentato una barriera contro chi avesse tentato di entrare nella più famosa, grande e bella città del Mediterraneo.
Una città da difendere e conservare come disse Belisario (535-548), generale di Giustiniano, ammonendo Totila re dei Goti (541-552) che minacciava di incendiarla accusandolo di:
«un delitto contro l’umanità di ogni tempo, perché toglierebbe agli uomini del passato la memoria del loro ingegno e a quelli del futuro la vista di tali opere» (Procopio di Cesarea, De bello Gothico).
Belisario spinge il suo interlocutore a considerare che nel caso di conquista della Città sarebbe diventato il signore del più bello fra tutti i possedimenti e, nel caso invece di sconfitta, non avrebbe tratto alcun motivo di umanità e per questo alcun vantaggio.
Le mura di Roma svolgono un doppio compito, quello di controllo fiscale e quello di difesa militare, con le torri, i camminamenti per i soldati di guardia, le porte munite di corti interne atte ad intrappolare chiunque ne avesse varcato l’ingresso, dislocavano tanto l’esercito difensore quanto quello degli assedianti lungo un perimetro di ben 18 km.
Si organizzava così una «difesa lineare» contro gli assalitori obbligandoli a disperdere i soldati in gruppi presso le numerose porte.
Tuttavia i due principali luoghi sacri della cristianità, le basiliche di S. Pietro e S. Paolo, privi di difese, furono assaliti e saccheggiati dai saraceni (846): nuovo nemico venuto dal mare, presentatosi davanti alle mura dopo aver risalito il Tevere, accesso storico e via d’acqua vitale per l’esistenza della Città.
Contro questo pericolo la difesa si riorganizzava con la costruzione di una cinta muraria a protezione di S. Pietro e del Vaticano, città Leonina (848-852), e l’edificazione di un castello, Giovannipoli, attorno al monastero di S. Paolo (880).
In prossimità del mare e a controllo della foce del Tevere, venivano muniti con torri e mura il borgo di Ostia, Gregoriopoli (827-844), sulla via Ostiense, e la sede vescovile di Porto (IV sec. d.C.), sulla via Portuense, presso l’antico e ancora funzionante porto di Claudio-Traiano.
Tra questi quattro caposaldi alcune torri-vedetta, visivamente relazionate tra loro, assumevano la funzione di preavvertire e disturbare gli attacchi realizzando, così, un modello organizzativo di «difesa a rete» quale evoluzione della difesa lineare.

  Angela Esposito è laureata in Lettere presso l’Università degli Studi di Roma «La Sapienza» con una tesi di contenuto archeologico e storico medievale. Partecipa attivamente a campagne di scavo che implicano la presenza di manufatti medievali come la villa imperiale del IV secolo d.C., Ad duas Lauros, e l’analisi stratigrafica dei sedimenti medievali ricadenti nell’area del Foro di Traiano a Roma. Sotto la guida del Professore Emerito Ludovico Gatto, dell’Università di Roma «La Sapienza«», svolge attività di ricerca e supporto al Dipartimento di Studi sulle Società e le Culture del Medioevo  in qualità di Cultore della materia. E’ autore del volume, L’organizzazione della difesa di Roma nel Medioevo, edito dalla Società Romana di Storia Patria, 2003.

foto: Pietro del Massaio

Ingresso libero
Gli incontri si terranno presso il
Pontificio Ateneo S. Anselmo
Piazza dei Cavalieri di Malta, 5
00153 Roma

 

 
  Per informazioni rivolgersi a:
        Ufficio Relazioni Pubbliche
        Pontificio Ateneo s. Anselmo
        Piazza Cavalieri di Malta, 5 00153 - Roma
        tel./fax: +39 06 57 91 410
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